Archivio per la categoria ‘Scienze’

Il capo della TEPCO piange

Pubblicato: 19 marzo 2011 in Res Publica, Scienze

E’ di oggi la notizia che il capo della Tokyo Electric Power Company è scoppiato in lacrime davanti ai giornalisti quando il governo nipponico ha ammesso che le radiazioni fuoriuscite dalla centrale di Fukushima potrebbero uccidere molti giapponesi.

Il dramma nucleare si gioca ormai su diversi livelli: quello geopolitico e delle relazioni internazionali, quello energetico e della riflessione sull’energia ed infine quello personale dei singoli che stanno cercando di mettere delle pezze su una situazione che peggiora di ora in ora. I dirigenti della TEPCO si trovano nell’intersezione di questi tre livelli, come in un diagramma di Eulero-Venn. In più sentono il peso della responsabilità morale e giuridica di questa catastrofe. Adesso è troppo facile giudicare. Aspettiamo la fine dell’emergenza, poi la giustizia farà il suo corso.

Sono giorni di fuoco per tutto quello che riguarda l’energia atomica. Il terremoto in Giappone può rappresentare un nuovo stop al programma nucleare italiano, cosa che evidentemente non va bene al Governo e ai suoi amici, già pronti a spartirsi i miliardi di euro di future commissioni.

Quello che viene però taciuto è che pare (il condizionale è d’obbligo) che in Italia ci sia ancora una centrale nucleare in funzione, seppure per scopi scientifici. Sto parlando del centro ENEA del Lago di Brasinone, sull’Appennino settentrionale al confine tra le provincie di Bologna e Pistoia. In questa centrale è presente un reattore sperimentale dagli anni ’70 e nel complesso vengono svolte ricerche sulla fusione nucleare. L’inizio di queste ricerche è stato causato dal referendum dell’87 post-Chernobyl. Il sito ufficiale ad oggi però non parla di uno spegnimento o cessazione del funzionamento del reattore (cfr. link) ma solo di una generica “riconversione” di uomini e risorse.

Si sa, nella maggior parte dei casi contano non le cose che si dicono, ma quelle che non vegono dette. Non voglio pensare male e spero che in questo centro si faranno importanti scoperte sulla fusione nucleare, ma quando non si parla di una cosa, in Italia, non sempre è un buon segno.

Essere informati è un diritto, essere disinformati è una prassi dell’autoritarismo e una prevaricazione della libertà di un popolo.

Ora dopo ora arrivano notizie sempre peggiori dalla centrale nucleare di Fukushima, pesantemente danneggiata dal terremoto e dallo tsunami dell’undici marzo scorso.

Si parla molto di cifre e unità di misura che la maggior parte delle persone (me compreso) non aveva mai sentito nominare prima. Scopo di questo articolo (e di tutto il blog, in realtà) è fare un po’ di chiarezza ed essere d’aiuto per una comprensione critica delle notizie frammentarie e a volte contraddittorie che appaiono sui giornali. Le notizie seguenti sono prese da Wikipedia:

— Il sievert (simbolo Sv) è l’unità di misura della dose equivalente di radiazione nel Sistema Internazionale ed è una misura degli effetti e del danno provocato dalla radiazione su un organismo.

Per dare un’idea del valore di un sievert, si tenga presente che la dose che in media un uomo assorbe in un anno per esposizione alla radioattività naturale è di 2,4 millisievert. Una radiografia ordinaria comporta per il paziente un assorbimento di 1 millisievert, una TAC comporta una dose di 3 ~ 4 millisievert, invece per una PET o una scintigrafia si va dai 10 ai 20 millisievert. In radioterapia si forniscono invece dosi molto più massicce di radiazioni, dell’ordine delle decine di millisievert, anche oltre i 40 millisievert, ma concentrate limitatamente ed esclusivamente sul tumore da distruggere.

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute, 1 sievert assorbito in un’ora può causare lievi alterazioni temporanee dell’emoglobina. 2 ~ 5 sievert causano nausea, perdita dei capelli, emorragie. 4 sievert assorbiti nel giro di una settimana su tutto il corpo portano alla morte nel 50% dei casi se non si interviene terapeuticamente. Oltre 6 sievert, la sopravvivenza è improbabile.

— La scala INES o scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici (International Nuclear and radiological Event Scale) è stata sviluppata a partire dal 1989 dalla IAEA, l’agenzia internazionale per l’energia atomica (International Atomic Energy Agency) con lo scopo di classificare incidenti nucleari e radiologici e rendere immediatamente percepibile al pubblico, in maniera corretta, la gravità di incidenti di tipo nucleare o radiologico, senza fare riferimento a dati tecnici di più difficile comprensione. Si applica ad eventi associati al trasporto, deposito ed impiego di materiale o sorgenti radioattive, indipendentemente dall’accadere l’evento in un impianto industriale od all’esterno (per esempio durante il trasporto).

La scala INES comprende 7 livelli (più un livello 0 al di sotto della scala) ed è divisa in due parti: gli incidenti (dal 7º al 4º livello) e i guasti (dal 3° al 1°). Il livello 0° è catalogato come una deviazione. È una scala logaritmica ed il passaggio da un livello all’altro significa pertanto un aumento di danni di circa dieci volte.

L’incidente alla centrale di Fukushima è stato classificato come incidente di grado 4 della scala INES, ma fonti francesi vorrebbero far salire di uno o due gradi la stima. Questo porterebbe a riconoscere dei danni dieci o addirittura cento volte maggiori di quanto si era stimato in precedenza.

Il livello di radiazioni attualmente presente in Giappone è ancora molto basso, ma questo non significa che bisogna stare tranquilli, anzi. La possibilità di altre scosse e la situazione ancora fuori controllo in alcuni reattori, dove è iniziata la fusione delle barre di combustibile, ci lascerà ancora per qualche settimana con il fiato sospeso.

In questi momenti vale la pena ricordare le decine di anonimi tecnici che stanno rischiando in prima persona mentre cercano di salvare il salvabile, esponendosi a rischi fisici non da poco, tra radiazioni e probabili danni alla struttura dell’impianto.

Nella sfortuna, c’è da “ringraziare” che questa sciagura sia successa in Giappone, paese sulla cui serietà e operosità non c’è nulla da eccepire. Guardiamo cosa succede dall’altra parte del mondo ma poi facciamo un confronto teorico con l’Italia. Verrebbe da piangere. Speriamo bene.

Ai confini della conoscenza

Pubblicato: 15 novembre 2010 in Blob, Scienze

“Se credete ai quark, allora potete credere anche ai folletti”

Donato Vincenzi

 

Centoquindici anni fa venivano scoperti i Raggi x: sarebbe anche ora di dargli un nome.

spinoza.it

Ma secondo voi…?

Pubblicato: 13 ottobre 2010 in Personale, Scienze

"p" indica un numero primo

La serie degli inversi dei numeri primi… converge o diverge?

Non vi preoccupate, è solo un piccolo sclero matematico. Diverge.

 

In prima fila

 

Finalmente, dopo giorni di attesa, si è passati ai fatti.

Stamattina, contemporaneamente ad altre quindici università italiane, l’UdU (Unione degli Universitari), rappresentata a Ferrara dalla Rete Universitaria Attiva, ha simbolicamente bloccato l’accesso alle varie facoltà dell’ateneo.

Mi sono sentito in dovere di scendere in campo personalmente e di essere parte attiva in questa manifestazione. Io, insieme ad altri miei colleghi, siamo andati anche in giro per i vari blocchi che costituiscono il Polo Scientifico-Tecnologico ferrarese. L’obbiettivo principale è stato quello di informare chi (e sono la maggioranza) non era a conoscenza del pericolo che pende sul futuro dell’istruzione universitaria pubblica in Italia. Distribuire volantini, parlare con gli studenti e spiegare loro il perché del rinvio delle lezioni e della protesta dei ricercatori.

Dal punto di vista pratico abbiamo chiesto a chi era d’accordo non di firmare una petizione, ma di essere partecipe di una fotopetizione. Mettere la faccia è molto più difficile che mettere una firma. Così ognuno di noi si è messo in testa un casco da cantiere e si è fatto fotografare, “firmando” in questo modo originale e, a mio avviso, più significativo. Io ho fatto principalmente da fotografo, anche se, quando vedevo che qualcuno era tentennante, intervenivo significativamente e continuavo la conversazione spiegando altri aspetti negativi della riforma che magari erano sfuggiti a chi era con me in gruppo.

Siamo stati felici di incassare l’appoggio di molti ricercatori e di alcuni professori, che ovviamente hanno indossato il caschetto e si sono fatti fare la fotografia.  Lo slogan è stato: “Costruttori di sapere”. In effetti, è quello a cui serve l’Università. Quello per cui paghiamo bei soldoni.

Purtroppo ovviamente c’è stato anche chi non ne ha voluto sapere niente e ha preferito andare a lezione. O chi non ha voluto fare la foto, o semplicemente chi diceva “tanto non serve a niente”. Siamo tutti bravi ad essere d’accordo con chi protesta.

“No ma… i ricercatori hanno ragione, fate bene a protestare… questo governo… la riforma… la Gelmini… Berlusconi…” ma poi cosa fai di concreto? Niente. Siamo tutti bravi a dire “Armiamoci e partite“. Siamo tutti bravi a sciacquarci la bocca e a sentirci “alternativi”, “contro il sistema”, “impegnati”, “complottisti” e cazzi vari. Ma poi, cosa hai fatto di concreto, a quale manifestazione hai partecipato, quando sei sceso in piazza, quando hai fatto la figura del coglione a fermare la gente e a spiegare cose che tu sai e altri no? Se poi ti senti soddisfatto di condividere ogni tanto su Facebook qualche video “alternativo” e questo appaga la tua sete di vendetta e la tua rabbia contro cosa c’è di marcio in questo paese, beh, allora complimenti. Continua a sciacquarti la bocca e a sentirti “fuori dal gregge”. In realtà, sei una delle pecore, fidati. C’è bisogno di azione, non di parole. Io il mio piccolo contributo oggi l’ho dato, e con me alcuni miei colleghi. Oggi eravamo il 100% degli iscritti a Tecnologie Fisiche Innovative (ordinamento 2009) a protestare. Ovviamente non siamo tanti, ma diamo un segnale. La cosa più importante adesso è informare. Bisogna farlo perché nessuno ne parla e se nessuno ne parla, nessuno si incazza, e a Montecitorio continueranno a far passare le migliori porcate della storia d’Italia, e devo dire che, purtroppo, ogni anno il primato si aggiorna.

Abbiamo Internet, non siamo stupidi, usiamolo. Facciamo informazione. Ognuno di noi può essere un piccolo altoparlante di una propaganda alternativa a quella dei giornali e dei telegiornali. Condividiamo e invitiamo i nostri amici a condividere sui social network o scriviamone sui nostri blog. Solo Internet è rimasto, e non sappiamo per quanto. Sfruttiamo queste occasioni.

Giovedì 7 Ottobre c’è un altra assemblea, andiamoci tutti. Ora tocca a noi.

Rompere il silenzio è la priorità. Viviamo in un mondo dominato (si esatto, dominato) dai mass media. La Televisione ci insegna ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Giorgino durante il TG1 delle 20:00 ci catechizza su politica, economia, affari esteri e quant’altro.

Vi chiedo scusa già da adesso nel caso dovesse volare qualche parola di troppo durante questo articolo e vi raccomando di avviare il video mentre leggete, giusto per avere un buon sottofondo.

La situazione delle Università italiane sta diventando imbarazzante. Con l’ultima “riforma” del Governo ci stiamo buttando giù da una montagna senza nessun paracadute. Tagli “orizzontali” spalmati fino al 2013 per più di UN MILIARDO DI EURO.

Un miliardo e duecento milioni di euro. Aspettate, ve lo ripeto: un miliardo e duecento milioni di euro. Quanti cazzo sono un miliardo e duecento milioni di euro? A confronto il jackpot milionario del Superenalotto ci pare la mancia di un cameriere.

Ma la cosa assurda, deleteria, che fa girare davvero le palle è che i tagli colpiranno indistintamente tutti gli Atenei, anche quelli cosiddetti “virtuosi” che riescono a gestire tutto senza dover incorrere in debiti, come l’Università di Ferrara, ad esempio. Si parla tanto di meritocrazia, di premiare chi si comporta bene, di lotta ai “fannulloni”. Il ministro Brunetta ha definito la Calabria e la Campania un male per il paese, dato il livello di disorganizzazione e di malgoverno, secondo lui, che si è raggiunto in quelle regioni. Intanto il Governo di cui fa parte se ne sbatte di fare distinzioni tra le università “sane” e quelle “malate”, tagliando indistintamente i fondi.

La verità è che questa non è una “Riforma” del Ministro dell’Istruzione, ma è una mera applicazione delle direttive del Ministro Tremonti, che ha bisogno di racimolare spiccioli da tutti, per tirare avanti la carretta e non “aumentare le tasse” per non “prendere soldi dalle tasche degli Italiani” (slogan tanto caro a Berlusconi). Intanto però, diminuendo i fondi pubblici, aumenteranno le tasse “indirette”, come ad esempio quelle universitarie. Il Governo non prende soldi dal nostro portafoglio, ma fa si che altri lo facciano visto che questi altri si vedono chiudere i rubinetti senza possibilità di poter dimostrare di essere meritevoli di avere quei finanziamenti.

Il ministro Tremonti

Non riesco neanche a prendermela con la Gelmini, poverina. L’hanno messa li a fare il ministro. Ma si sa che i Minsteri “chiave” sono: Interni, Affari Esteri ed Economia. Il resto, deve sottostare a questi tre, compresa la Difesa e l’Istruzione. Tra l’altro, piccolo dettaglio, adesso abbiamo il “Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”, il MIUR, quando prima invece avevamo il “Ministero della Pubblica Istruzione”. Quel piccolo aggettivo mancante non è di poco conto. Si sta andando verso una privatizzazione generale, anche dell’istruzione, che è il settore chiave per il futuro di un paese. Un’istruzione pubblica di alto livello è caratteristica di un paese avanzato. Un paese che investe qualche punto percentuale del PIL in ricerca è un paese avanzato. Noi siamo passati in vent’anni dal quasi 5% a meno dell’1%. Roba da Terzo Mondo.

I Ricercatori universitari intanto protestano, perché sono le figure più deboli del mondo dell’istruzione universitaria. Deboli ma che rappresentano il cuore pulsante di ogni Ateneo. Infatti alla loro minaccia di non tenere più lezioni (non sono obbligati dal contratto, infatti sono ricercatori) le università si scoprono paralizzate. Sentono addosso l’ombra del precariato, con l’introduzione del “Ricercatore a contratto” e hanno paura di essere ancora più ricattabili di quanto già non sono. Chi infatti è più vulnerabile, una figura professionale con un contratto a tempo indeterminato oppure un giovane lavoratore con contratto a progetto?

Certo, all’interno delle Università, tutti si sono dichiarati solidali con i ricercatori. Chi però ci sta mettendo la faccia? Pochi. Alcuni Professori Ordinari o Associati li appoggiano, altri no. La verità è che sarà sempre più difficile reclutare nuovo personale ed espandere l’offerta formativa di un università. I corsi di laurea chiudono se non ci sono abbastanza docenti, e qui posso testimoniare personalmente, visto che il mio sta chiudendo proprio per questo motivo, nonostante fosse l’unico corso di laurea in Italia in “Tecnologie Fisiche Innovative”, facente parte del “Progetto Quadrifoglio” e con importanti patrocini a livello nazionale. Una punta di diamante dell’ateneo ferrarese che però, dovendo tagliare, da qualche parte dovrà pure iniziare a farlo.

Non si potrà più assumere nuovo personale, a meno di numerosi pensionamenti. Per chi non lo sapesse, a livello universitario esistono tre figure che possono essere docenti titolari di un corso: il “ricercatore”, che non dovrebbe farlo, ma che comunque è speranzoso di fare carriera e di diventare “professore associato” o di “seconda fascia”, un gradino sopra nella gerarchia; ancora più sopra troviamo il “professore ordinario”, quello con la “Cattedra” per intenderci, eminente figura all’interno di un’università.

Bene, nei modi previsti dalla riforma, un ateneo come quello ferrarese (ma il problema è di tutti) può assumere un nuovo ricercatore solo se vanno in pensione due professori ordinari. Come se per assumere un operaio in fabbrica, bisognasse licenziare o aspettare che vadano in pensione prima due membri del Consiglio di Amministrazione. Ma la cosa diventa grottesca se l’università sente il bisogno di un altro professore ordinario: ebbene, udite udite, bisogna pensionare prima altri VENTI ordinari. Venti! Qual è la conseguenza? Le università pubbliche, almeno le più piccole, chiuderanno. Senza professori, chi tiene delle lezioni di alto livello?

Questi sono alcuni del problemi, ma ciò che più mi scandalizza, è che non se ne parla. In TV ne sentite qualcosa? Si, forse un servizio di 30 secondi al TG3, e nient’altro. Nessuno dice niente. Stiamo tutti quanti mandando a puttane l’università senza neanche saperlo. Anzi, stiamo permettendo che figure a cui è stato dato il mandato di governare il paese, ne stanno distruggendo il futuro facendo collassare ed implodere l’università pubblica italiana. Senza che nessuno sappia cosa sta succedendo. Il potere della comunicazione di massa è questo. Succede quello che loro vogliono farti sapere che succeda. Il resto, non ha ragione d’essere. Stiamo tornando al caro vecchio “non ti vedo, dunque non esisti”, che ancora nel Seicento alcuni filosofi ritenevano un principio valido.

fonte: idioteca.it

E poi ci imbottiamo le serate di programmi come “I Migliori Anni”, o “Il Grande Fratello”, o “X Factor”, o “L’isola dei famosi”, “Uomini e Donne” e cazzi vari. Ci stanno sedando. Svegliatevi cazzo. Io ormai ne sono fuori, ma usate i social network in modo positivo, non per vedere se Teseo si fidanza con Arianna o se Genoveffa mette le corna a Orazio. Fate informazione in un mondo che fa disinformazione. Io cerco di portare avanti il mio piccolo impegno con questo blog, dove c’è sicuramente spazio per le cazzate, ma che è anche l’unico modo che ho per parlare in modo libero. E di questi tempi, in cui vogliono farci credere che nulla ci è dovuto, lasciatemi almeno la libertà di mandare un VAFFANCULO di cuore a tutti i nostri editori, giornalisti, deputati, grilli, di pietri, senatori, ministri e figure istituzionali varie. VAFFANCULO. State distruggendo un Paese. Guy Fawkes aveva ragione.

Se ne avete voglia, condividete questo post con i vostri contatti Facebook, Twitter o altro; è facile, sotto questo articolo ci sono i pulsanti che aspettano solo che voi li clicchiate. Non vi preoccupate, io da questo blog non guadagno una ceppa ed è rilasciato sotto licenza GNU che permette a tutti di usare i suoi contenuti nei termini previsti dalla licenza. Scrivo qua sopra perché ho piacere che qualcuno possa leggere e condividere i miei deliri. Sperando di passare, prima o poi, dalle parole ai fatti.