Archivio per la categoria ‘Res Publica’

Un caccia "Tornado" fonte: ilfattoquotidiano.it

La risoluzione 1973 dell’ONU con cui è stata istituita un no-fly zone sulla Libia non autorizza un invasione di terra da parte delle truppe della cosidetta “coalizione dei volenterosi”. Il Generale italiano Mini però ha confessato che fino ad ora questo tipo di risoluzione non è mai bastato. Dopo si è sempre andati con truppe di terra a prendere possesso del territorio.

L’attuale situazione dello scenario libico si può vedere bene su questa mappa di “El mundo”. La strategia dei “volenterosi” è comunque chiara: c’è stata una pioggia di fuoco dal cielo a neutralizzare le difese contraeree libiche. Durante la seconda guerra mondiale i Tedeschi distruggevano tutte le basi aeree nemiche con velocissimi raid di cacciabombardieri, seguiti poi dalle divisioni corazzate e di fanteria meccanizzata. E’ il Blitzkrieg, nulla di nuovo sotto il sole. La prima parte di esso (distruzione del potenziale aereo e contraereo nemico) è in atto adesso in Libia.

Un punto a favore della non-invasione è la presenza di truppe ribelli sul territorio libico. Gli europei potrebbero limitarsi ad eliminare chirurgicamente ogni mezzo o grosso assembramento di truppe leali a Gheddafi mentre poi toccherebbe ai ribelli andare a sporcarsi le mani nelle città e a prendere (e mantenere) il controllo della Libia.

Secondo me è questo lo scenario più probabile, a meno che i lealisti non riescano in qualche modo a conservare un buon potenziale offensivo nonostante i massicci raid aerei. In tal caso, si verrebbe al dunque: siamo o non siamo disposti ad impegnarci seriamente in un altro paese dopo Iraq e Afghanistan?

Se i ribelli dovessero farcela, credo che essi saranno poi comunque aiutati da militari europei per almeno una decina d’anni a “stabilizzare” la situazione interna, modello Libano o Serbia per capirci. Quindi secondo me, prima o poi, un intervento di terra sarà necessario. Vedremo quanto riuscirà a resistere Gheddafi, perché se hanno deciso di farlo fuori, può veramente dire di avere le ore contate.

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Libia: è GUERRA!

Pubblicato: 19 marzo 2011 in Res Publica

Sono ufficialmente iniziate le operazioni belliche francesi sul suolo libico. Sono partiti alcuni raid su obbiettivi militari lealisti. Presto anche le altre potenze della NATO, Italia compresa, si uniranno alla guerra.

E’ inutile fare giri di parole, questa è una guerra vera e propria. Gheddafi è pronto a tutto e già si stanno approntando le difese contraeree e antimissilistiche nel Sud Italia. Speriamo che questa escalation si fermi subito con la resa del colonnello, altrimenti un’eventuale occupazione militare della Libia sarà durissima da sostenere.

Consiglio di seguire qui gli sviluppi ora dopo ora. Sono molto preoccupato.

Libia: cessate il fuoco?

Pubblicato: 19 marzo 2011 in Res Publica

Non bastassero i guai della centrale nucleare giapponese, adesso anche la situazione sulla nostra “quarta sponda” si fa sempre più preoccupante.

I soldati leali a quell’uomo di merda di Gheddafi stanno attaccando la roccaforte ribelle Bengasi, occupandone forse la parte occidentale, anche dopo la risoluzione ONU che istituiva una no-fly zone sulla Libia. Pare che un aereo sia stato abbattuto dalla contraerea ribelle. La tregua è praticamente inesistente e intanto i Paesi della Nato si stanno organizzando per effettuare dei raid aerei sulle basi lealiste. Lentamente, ma qualcosa si sta muovendo. Le notizie sono ovviamente molto frammentarie e “di parte”.

Sono sempre molto diffidente circa la natura di questa “ribellione” (dei ribelli raccogliticci non dispongono di contraerea), ma rimango comunque dell’opinione che ci sia bisogno di un cambiamento in Libia. A mente fredda poi analizzeremo le figure di merda del nostro governo, ma adesso è tempo di seguire le operazioni in diretta. I conti li facciamo alla fine.

Darò degli aggiornamenti su Twitter, seguite @zemaniac se volete rimanere in contatto (ci sono anche gli ultimi Tweet in un box a sinistra).

Il capo della TEPCO piange

Pubblicato: 19 marzo 2011 in Res Publica, Scienze

E’ di oggi la notizia che il capo della Tokyo Electric Power Company è scoppiato in lacrime davanti ai giornalisti quando il governo nipponico ha ammesso che le radiazioni fuoriuscite dalla centrale di Fukushima potrebbero uccidere molti giapponesi.

Il dramma nucleare si gioca ormai su diversi livelli: quello geopolitico e delle relazioni internazionali, quello energetico e della riflessione sull’energia ed infine quello personale dei singoli che stanno cercando di mettere delle pezze su una situazione che peggiora di ora in ora. I dirigenti della TEPCO si trovano nell’intersezione di questi tre livelli, come in un diagramma di Eulero-Venn. In più sentono il peso della responsabilità morale e giuridica di questa catastrofe. Adesso è troppo facile giudicare. Aspettiamo la fine dell’emergenza, poi la giustizia farà il suo corso.

Brutte notizie per il regime di Gheddafi (definito qualche settimana fa, e non vorrei che lo dimenticaste, uomo di merda): l’ONU ha approvato la risoluzione 1973 con la quale viene stabilita in Libia una “no-fly zone”. Per chi non sa cosa essa sia ecco un aiuto da wikipedia:

Una zona d’esclusione aerea (in ingleseNo-fly zone) è un territorio sul quale vige il divieto di volare. Tali zone vengono di solito dichiarate in un contesto di controllo militare degli spazi aerei per delimitare una zona demilitarizzata del cielo.

Nel 1992, il Regno Unito e gli Stati Uniti intervennero nello scontro tra il regime iracheno e la popolazione Curda nell’Iraq settentrionale, stabilendo una zona d’esclusione aerea dove fu impedito di volare agli aerei iracheni. L’intenzione della zona a divieto di volo era di prevenire i bombardamenti e gli attacchi chimici del regime contro i Curdi. La legalità di questa operazione è comunque oggetto di dibattito. I sostenitori della decisione affermano che la zona di divieto di volo è stata autorizzata implicitamente dalla risoluzione numero 688 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I contrari sostengono che la risoluzione 688 non menziona e non autorizza questo tipo di operazioni.

La Francia è già sul piede di guerra e minaccia le prime azioni militari già in giornata. Non so cosa ci sia dietro la rivoluzione, ma qualunque cosa è meglio di Gheddafi secondo me per il popolo libico. Togliamocelo dalle scatole, poi si vedrà. Attendiamo sviluppi. Ulteriori info sul fatto quotidiano

Un grosso augurio a tutti i ribelli libici che se la stanno vedendo bruttissima in queste settimane.

fonte: italiaunita150.it

Centocinquanta anni fa Vittorio Emanuele II viene incoronato a Torino “Re d’Italia”. Questa data è diventata oggi il simbolo della nostra unità nazionale. Un avvenimento storico, eccezionale, memorabile (direbbe Benigni). Dopo più di mille anni di divisioni e di dominazioni straniere, finalmente si aveva l’occasione di essere tutti uniti sotto un’unica bandiera. Un bene dal valore inestimabile che ci è stato tramandato da una generazione che non abbiamo neanche conosciuto e che dobbiamo difendere a tutti i costi.

Non importa se questa unità è arrivata grazie a qualche massone o ad interessi poco nobili e patriottici. Non importa il comportamento meschino dell’esercito piemontese (Gheddafi ne sarebbe stato fiero) nei territori delle Due Sicilie. E’ certamente importante conoscere ed avere una visione critica della storia, ma adesso dobbiamo guardare al futuro. Gli Stati Uniti hanno combattuto una guerra d’indipendenza dal Regno Unito sanguinosissima, ma adesso sono due alleati fidati. All’interno degli stessi USA c’è stata una terribile guerra di secessione, ma yankees e confederati ormai si riconoscono tutti sotto la bandiera a stelle e strisce.

Anche noi Italiani abbiamo avuto lotte interne e guerre civili. Il nostro tratto distintivo è il campanilismo, positivo (la mia città è la migliore e io sono migliore di tutti gli altri perché vengo da quella città) o negativo (la mia città fa schifo me ne devo scappare il prima possibile). Devo dire che a Foggia prevale certamente il secondo tipo. Ma comunque si dà sempre importanza al proprio orticello e si è spesso invidiosi o supponenti nei riguardi di quello del vicino. Si può uscire da questo campanilismo? Si può finalmente ricreare un ideale di “Italia” libero e sentito da tutta la Nazione? Questa è la sfida dei prossimi 150 anni. L’Italia è stata fatta, gli Italiani quasi. Manca ancora qualcosa.

C’è una cosa che rimpiango molto del Fascismo: quella retorica nazionalista e patriottica che, sebbene propagandistica e fiancheggiatrice di un regime autoritario, faceva sentire tutti gli Italiani uniti da Trento a Lampedusa grazie ad un senso di appartenenza alla Nazione che mancava dai tempi della Roma Repubblicana. In Francia c’è sempre stata, ed è una cosa che personalmente gli invidio.

Non tutti saranno d’accordo con me, ma la situazione è questa: abbiamo un partito nordista che, grazie ai suoi toni aggressivi e pseudo-fascisti, sta acquistando sempre più voti grazie anche al contemporaneo declino della figura che ha dominato, purtroppo, la scena politica dal 1994. Se volessi cercare un’immagine più limpida ed esemplare dell’ipocrisia, non troverei niente di meglio della Lega Nord. Un partito il cui obiettivo è la secessione della fantomatica “Padania” dall’Italia unita non dovrebbe avere dei suoi esponenti stipendiati dallo Stato. Lo sport dello sputare nel piatti in cui si mangia va per la maggiore all’interno della Lega. Il suo capo infatti, Umberto Bossi, e altri suoi sgherri hanno giurato sulla Costituzione Italiana che nel suo articolo 5 sancisce l’indivisibilità della Repubblica. Spiegatemi voi qualche coerenza possono mostrare questi loschi figuri davanti al loro elettorato, almeno quello “consapevole” e che vorrebbe davvero la secessione. E pur si muove!

Questa è la nostra sfida, oggi. Chi ha a cuore l’Italia non può permettere che ci siano degli sforzi separatisti nel cuore dello Stato. Gli Stati tendono ad unirsi, e dove non accade, la situazione non è mai tranquilla e sempre tesa: Germania e Vietnam si sono riuniti. La Corea non ci è riuscita a causa dell’abisso politico che esiste tra il Nord ed il Sud. Noi cosa vogliamo fare?

Il nostro voto è l’unico mezzo, ormai debole, che ci rimane. Io preferirei altro ma oggi è meglio non parlarne.

Auguri Italia e auguri a tutti gli Italiani che credono nella nostra Nazione.

Gentile Giorgio Napolitano, caro Presidente della Repubblica italiana, sono la sorella di Dirk Hamer, il ragazzo tedesco che fu ucciso da Vittorio Emanuele di Savoia sull’isola di Cavallo, in Corsica, il 18 agosto 1978. Proprio a Lei ho mandato, quando ancora nessuno osava pubblicarlo, una copia del mio libro Delitto senza castigoperché so che ha a cuore la verità. E Lei mi ha risposto (il 9 giugno 2006 e il 18 dicembre 2007) con due lettere piene di compassione per l’infamia che la mia famiglia ha subito e di comprensione per la mia battaglia in nome della giustizia. Lei mi ha consolata quando nessuno mi ascoltava, e ha riacceso la speranza nella giustizia italiana, dopo che quella francese aveva fallito. Per queste ragioni so che Lei è al corrente della mia storia.

Mi hanno comunicato una notizia a cui non riesco a credere: che Lei incontrerà i Savoia al Pantheon domani 17 marzo, in occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Immagino che Lei abbia saputo del video registrato dai magistrati di Potenza, pubblicato dal
Fatto Quotidiano, nel quale si vede Savoia che si vanta con i compagni di cella di aver ucciso mio fratello. E ne ride. E prende in giro i giudici francesi che “ha fregato”, come dice lui tronfio. Presidente, quell’uomo l’ha fatta franca per una vita intera, ma mio fratello Dirk non c’è più. Aveva solo 19 anni quando il Savoia “gli ha sparato un colpo così e uno in giù”, come ricorda il “Re” nel video.

Io ho sempre avuto un grande rispetto per Lei, Signor Presidente, e per la Sua statura morale. Quello che Lei fa ha un peso notevole. Anche per chi, come me, è straniero. Pertanto la supplico di non disonorare la memoria di mio fratello. Per la festa dei 150 anni dell’Unità d’Italia, La prego di prendere pubblicamente le distanze da quel criminale, di non incontrarlo: di privilegiare l’etica rispetto all’etichetta. La supplico di non far prevalere le ragioni formali, o il pragmatismo, ma di onorare i valori della democrazia, della Repubblica. E di quella giustizia che anche le persone come me, che non hanno santi in Paradiso, devono poter ottenere. Per una vita ho subito la derisione del potente e prepotente Savoia: spero che Lei possa farsi rappresentante di chi, come me, non ha amici nelle alte sfere, ma solo la forza della ragione e la speranza nella giustizia.

Molti cittadini italiani sono profondamente indignati per quello che Savoia ha fatto: Dirk ha vissuto 111 giorni di agonia, gli hanno amputato una gamba, è morto che era solo un ragazzino. E oggi un uomo, solo perché è ricco e potente, ne ride: stringere la mano in pubblico a un simile personaggio sarebbe come sputare sulla tomba di mio fratello. E anche, me lo consenta, sul buon nome dell’Italia. Con tutta la stima che Lei si merita, e con la consapevolezza che farà la scelta più giusta.

Birgit Hamer

Mi unisco anche io all’appello di Birgit, Presidente, non incontri quello pseudo-omuncolo rappresentante di una pseudo-dinastia reale. Ormai i Savoia non li vuole più nessuno. Vittorio Emanuele è stato in carcere, adesso ha tutti i requisiti per andare in Parlamento. Tra rigurgiti leghisti e feci monarchiche non so più dove cercare un po’ di dignità per il mio Paese. Signor Presidente, la dia lei un po’ di dignità all’Italia.