Archivio per la categoria ‘Cronaca’

Ogni tanto, nei meandri dei corridoi romani, il senatùr ci prova a indossare lo smoking. Memorabile quando si autoproclama mediatore delle tensioni interne al governo. Ma Umberto Bossi si veste in scuro anche quando affronta – poche volte – problemi di politica internazionale oppure quando dice di non volere la secessione, ma solo il federalismo. Ma se lui gioca a fare l’uomo di governo, i suoi non smettono di rispolverare periodicamente la vecchia canotta e sbraitare. E l’ultima trovata in questo stile arriva dal Veneto con uno dei più classici slogan storici: “Fuori i terroni”. Dall’Italia? No, per ora “solo” dal corpo degli Alpini. Un gruppo di parlamentari del Carroccio, primo firmatario il bellunese Franco Gidoni, ha presentato una legge per reclutare gli Alpini al nord. Troppi i meridionali tra le penne nere, sarebbe opportuno inserire le quote verdi.

Chi pensasse a uno scherzo, sappia che la proposta è materia di discussione in parlamento. La legge ha già superato tutte le commissioni e arriverà al voto alla Camera nelle prossime ore. Un traguardo quasi raggiunto. Dicono. Sperano, visto che l’esito non è per niente scontato con l’aria che tira a Montecitorio negli ultimi mesi. Infatti così è stato. Alla fine il governo su questa legge è stato battuto ed è passata la mozione del Pd di rispedire alle Commissioni il testo con la proposta di legge.

Ma vediamo come è andata nelle ore precedenti al voto. Lo spirito della proposta la spiega al fattoquotidiano .it lo stesso Gidoni, il parlamentare che più di tutti si è impegnato per riportare il nord negli alpini: “Inutile mettere in un bel barattolo la pummarola fatta in Cina. Sbaglio? Bene, come la pummarola sta a Napoli, l’alpino sta alle nostre montagne, quelle del Veneto, del Friuli, Lombardia, Piemonte e, solo in parte, l’appennino tosco emiliano e i rilievi dell’Abruzzo. Il resto – e oggi sono la maggioranza – con le penne nere c’entra poco. Ben vengano, passatemi la battuta, i Salvatore Carmelo, ma la tradizione alpina sta da un’altra parte”.

Il metodo scelto è l’incentivo. Oggi alla divisa si arriva per concorso e il dato anagrafico sulla nascita inciderà sull’aumento del punteggio. Chi è nato a Feltre partirà avvantaggiato rispetto a chi è partito, sacco in spalla, da Ragusa. Bisognerà però vedere se la norma sarà compatibile con la Costituzione italiana.

“Non avevamo altra scelta. Oggi su 47.000 solo 5.000 provengono da zone a tradizione alpina. E non può essere tollerato. Anche perché il corpo ha sempre più una funzione di protezione civile e chi è nato in montagna sa arrampicarsi su una parete meglio di chi proviene da una località di mare, questo credo sia oggettivo. Poi c’è una tradizione da rispettare, c’è gente che da quattro, cinque generazioni veste quella divisa e deve continuare a portarla con orgoglio. Se basterà aumentare il punteggio nel concorso? Non credo, ma noi inviteremo i nostri Comuni, le Province e le Regioni anche a mettere in pratica altri tipi di provvedimento, più strettamente economici. Come sgravi fiscali per le reclute del nord o altri provvedimenti di competenza degli enti locali”.

Gidoni, sulla sua strada, di alleati ne ha trovati. A sorpresa ha aderito alla proposta anche Edmondo Cirielli del Pdl, eletto a Salerno. Ma il gruppo Gidoni trova un inaspettato nemico sulla sua strada, l’ultra leghista Giancarlo Gentilini, il ‘vecio’, lo sceriffo della Lega, quello che a Treviso (era sindaco, oggi è vice perché non poteva essere rieletto) toglieva le panchine dalle piazze per far sloggiare gli extracomunitari. Intollerante ai limiti della legalità: ” Io gli immigrati li schederei a uno a uno – una delle sue frasi tristemente celebri -. Purtroppo la legge non lo consente. Errore: portano ogni tipo di malattia: tbc, aids, scabbia, epatite…”. Bene Gentilini, che è anche un ex alpino, è contrario alla legge. “No cari miei – spiega al fattoquotidiano.it al termine di una festa di carnevale tra la sua gente – la strada non è questa. C’è un solo modo. Il ripristino della naja. I giovani hanno bisogno di disciplina, devono tornare a obbedire. Il servizio militare era una scuola di vita. E poi era un controllo sanitario importante, si prevenivano le malattie”. Niente alpini veneti? “Certo che sì, ma una legge così non servirà a niente. L’idea vincente è la mia”.

FONTE: ilfattoquotidiano.it

La Lega non sa più che pesci pigliare. Sono però d’accordo con Gentilini, io sarei favorevole al ritorno della leva obbligatoria. Bisogna fare un po’ di pulizia tra i cretini che girano al giorno d’oggi. Ai giovani d’oggi serve un po’ di realtà, mangiare un po’ di terra.

Se i giovani del Nord non fanno più gli Alpini, si vede che hanno qualcosa di più comodo. Quindi i leghisti non rompessero il cazzo. Amen.

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Finalmente è finita, avrà pensato il povero Bruno Vespa. Kalispera, il “programma-ufficio stampa di B.” di Alfonso Signorini ha concluso la sua serie di trasmissioni.

Il conduttore di Porta a Porta ne sarà sicuramente sollevato, visto che il direttore di Chi, e panzer del pink thank berlusconiano, ha sottratto centinaia di migliaia di ascoltatori al salotto ultramoderato di Rai Uno. Gli ascolti di mercoledì scorso, poi, hanno completato l’operazione sorpasso: 1.892.000 spettatori per Signorini, 1.406.000 per Vespa. All’ultima occasione utile, insomma, Kalispera piazza il colpaccio. Dagli impietosi dati Auditel, il Bruno nazionale deve trarre qualche insegnamento. E noi con lui.

Innanzitutto, il metodo Signorini “tira” tra la cosiddetta “gente comune”, quella delle Marie De Filippi e dei Grandi Fratelli, per intederci. E tira semplicemente perché nel formato del giornalista rosa trova spazio tutto ciò che la televisione berlusconiana degli ultimi venti anni ha creato: tette e culi a volontà (imbarazzante la legnosa Santarelli), pettegolezzi da salone di bellezza, chiacchiericci da corridoi della politica, scandali, paparazzate vere o presunte, evasione totale. Una lobotomizzazione catodica che alla sciura che si fa il mazzo tutto il giorno, purtroppo, piace. Bruno Vespa, fino al trionfo del “signorinismo”, aveva avuto vita fin troppo facile. Il Biscione, visto che Vespa era sempre più filoberlusconiano, non aveva interesse a farlo crollare sotto i colpi di una concorrenza spietata. Ecco pronto Alessio Vinci, dunque.Uno sparring partner ideale, impacciato, sgrammaticato, senza ritmo. Ma quando il Caimano si è accorto che tira più un servizio di Signorini in salita che una puntata intera di Porta a Porta, ecco che quella che fino a ieri era la Terza Camera dello Stato diventa lo stanzino delle scope.

Il format di Rai Uno non fa più opinione, è vecchio, noioso e ripetitivo. Al contrario Signorini, bisogna dirlo, è lo specchio dei tempi. È ascoltatissimo consigliere d’immagine del premier, direttore di due vendutissimi settimanali di casa Mondadori, ospite fisso al Grande Fratello. È, in sintesi, il Richelieu del vuoto pneumatico della televisione. Ecco tutto. Ci piaccia o meno, questa e’ la verità.

E la lotta tra Vespa e Signorini, che in un paese normale sarebbe semplicemente la libera competizione televisiva tra due programmi concorrenti, da noi assume il ruolo di scontro epocale tra due modi di essere servili nei confronti del Caimano. Da un lato la maniera istituzionale, moderata e tranquillizzante, che strizza l’occhio alla vecchietta e alle sciure timorate di Dio. Dall’altro quella aggressiva, cool, ultrapop e glamour, animalier, “billionaire”, stile Olgettina. È la via tronista al consenso. È l’ultima frontiera di un regime cultural-televisivo che sa di rischiare tutto, forse per la prima volta in quasi trent’anni.

Ecco, Signorini è più moderno di Vespa, ma non per questo migliore. Sono i volti di un Giano Bifronte che, ci piaccia o meno, ha sempre lo stesso nome: Silvio Berlusconi.

 

Domenico Naso – ilfattoquotidiano.it

Berlusconi telefona a “L’Infedele”

Pubblicato: 25 gennaio 2011 in Blob, Cronaca

Chissà cosa avrà pensato Veronica Lario per libera associazione tra il marito ed il nome del programma…

Rubata la salma di Mike Bongiorno

Pubblicato: 25 gennaio 2011 in Cronaca

Che bestie. Neanche i morti possono stare tranquilli in questi giorni.

La “buona” notizia è che adesso almeno i telegiornali riescono a parlare d’altro. Berlusconi tira un sospiro di sollievo, e ringrazia.

Forza Tunisia!

Pubblicato: 16 gennaio 2011 in Cronaca, Res Publica

Ben Ali

I Tunisini dimostrano che la volontà popolare è un concetto che non tramonta mai. Non appartiene a nessuna ideologia. E’ l’unica che legittima i governi ed è l’unica che ne può determinare la caduta.

Il resto sono solo chiacchiere.

Il pubblico ministero ha intenzione di chiedere il giudizio immediato per Silvio Berlusconi in base all’articolo 453 del codice di procedura penale. Il premier, indagato per la vicenda Ruby per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, è stato convocato per le date 21, 22 o 23 gennaio: nell’arco di questi tre giorni la difesa di Berlusconi potrà concordare con i pm della procura quando il presidente del Consiglio può presentarsi in procura.

La volontà di ricorrere al rito immediato la si evince dalla nota diffusa dal procuratore capo della procura milanese, Edmondo Bruti Liberati, nella tarda mattinata. In particolare nella parte in cui si legge: “E’ stato notificato a Silvio Berlusconi e ai suoi difensori l’invito a comparire ai sensi degli articoli 375 e 453 ccp”. L’articolo 375 prevede infatti che la procura possa chiedere il giudizio immediato quando vi sia “evidenza della prova”. La richiesta di giudizio immediato deve essere trasmessa alla cancelleria del giudice per l’udienza preliminare, sarà quest’ultimo a valutare se accogliere o meno la richiesta.

L’articolo 453 recita che “quando la prova appare evidente, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini, il pubblico ministero chiede il giudizio immediato se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi emesso con l’osservanza delle forme indicate nell’articolo 375 comma 3 secondo periodo, la stessa abbia omesso di comparire, sempre che non sia stato adottato un legittimo impedimento e che non si tratti di persona irreperibile”.

Per chiedere il rito immediato, quindi, serve l’evidenza della prova, che in questo caso esiste secondo gli inquirenti, e un tempo d’indagine non superiore ai tre mesi. Berlusconi è stato iscritto nel registro degli indagati per prostituzione minorile e concussione il 21 dicembre scorso. Inoltre, è necessario un invito a comparire per l’interrogatorio dell’indagato, che al premier è stato notificato oggi.

FONTE: ilfattoquotidiano.it

fonte: haisentito.it

La notte scorsa ci sono stati scontri a Terzigno tra manifestanti e Forze dell’Ordine, come avrete sentito dai telegiornali. La violenza non dovrebbe essere mai la strada maestra e mi metto nei panni delle FF.OO. che fanno il loro dovere, eseguendo gli ordini.

Ma non posso non schierarmi dalla parte di chi si vede riaprire una discarica sotto casa e anche in pieno Parco Nazionale del Vesuvio (dove non puoi andare a funghi, ma puoi sversare rifiuti umidi). Il Governo minimizza la cosa accusando i manifestanti di essere collusi con la camorra. Da quale pulpito! Io credo che i camorristi abbiano tutto l’interesse a far aprire quella discarica, dato che sicuramente hanno degli interessi nel settore. Se la camorra non avesse voluto quella discarica, non si sarebbe proprio fatta.

L’emergenza rifiuti è diventata ormai perenne e i cittadini sono stufi di questa situazione. In un paese “democratico” come l’Italia è normale che questa situazioni sfoci in una protesta, anche non ortodossa. Cosa fareste voi se doveste vivere con un enorme immondezzaio a cielo aperto e le sue terribili esalazioni a pochi metri da casa vostra?

Dicono che “c’è una legge” che istituisce la discarica. Bene, è ora di cambiarla e di trovare un’altra soluzione. Altrimenti credo che continueranno ad esserci scontri. Terzigno, non mollare!