Libia: istituita la no-fly zone. Cosa significa?

Pubblicato: 18 marzo 2011 in Res Publica

Brutte notizie per il regime di Gheddafi (definito qualche settimana fa, e non vorrei che lo dimenticaste, uomo di merda): l’ONU ha approvato la risoluzione 1973 con la quale viene stabilita in Libia una “no-fly zone”. Per chi non sa cosa essa sia ecco un aiuto da wikipedia:

Una zona d’esclusione aerea (in ingleseNo-fly zone) è un territorio sul quale vige il divieto di volare. Tali zone vengono di solito dichiarate in un contesto di controllo militare degli spazi aerei per delimitare una zona demilitarizzata del cielo.

Nel 1992, il Regno Unito e gli Stati Uniti intervennero nello scontro tra il regime iracheno e la popolazione Curda nell’Iraq settentrionale, stabilendo una zona d’esclusione aerea dove fu impedito di volare agli aerei iracheni. L’intenzione della zona a divieto di volo era di prevenire i bombardamenti e gli attacchi chimici del regime contro i Curdi. La legalità di questa operazione è comunque oggetto di dibattito. I sostenitori della decisione affermano che la zona di divieto di volo è stata autorizzata implicitamente dalla risoluzione numero 688 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I contrari sostengono che la risoluzione 688 non menziona e non autorizza questo tipo di operazioni.

La Francia è già sul piede di guerra e minaccia le prime azioni militari già in giornata. Non so cosa ci sia dietro la rivoluzione, ma qualunque cosa è meglio di Gheddafi secondo me per il popolo libico. Togliamocelo dalle scatole, poi si vedrà. Attendiamo sviluppi. Ulteriori info sul fatto quotidiano

Un grosso augurio a tutti i ribelli libici che se la stanno vedendo bruttissima in queste settimane.

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commenti
  1. Alessandra ha detto:

    Questa situazione fa paura.

  2. lalocandadicilindro ha detto:

    Temo che si stia andando verso un nuovo Kosovo.
    Staremo a vedere!

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  5. Roberto ha detto:

    Per poter cominciare a sostenere un intervento militare gli Stati Uniti e i loro supini alleati hanno utilizzato i mass media di tutto il mondo, che sono sotto il loro controllo. In questo caso gli USA hanno potuto contare anche su alcuni giornalisti e intellettuali considerati “progressisti”, che sono stati complici dell’ intervento militare e della rete di menzogne inventate per giustificarlo. La deviazione delle agenzie di stampa statunitensi nonché europee nel chiamare “guerra civile” quello che sta accadendo in Libia dimostra come è possibile trasformare un intervento coloniale contro un Paese del quale gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono appropriarsi per diversi interessi, invocando l’appoggio di altri Paesi. Non esiste nessuna immagine di questa ribellione popolare, né delle giustificazioni – i supposti bombardamenti di Gheddafi contro la popolazione civile – su cui si appoggia l’ intervento brutale in pieno ventunesimo secolo. Ma è un fatto che questa popolazione civile sia massacrata dai suoi “protettori” che fanno parte della NATO; e case, scuole, ospedali, università, tutto è distrutto in nome di questa protezione.

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