Fukushima e l’incidente nucleare: un po’ di chiarezza

Pubblicato: 15 marzo 2011 in Res Publica, Scienze

Ora dopo ora arrivano notizie sempre peggiori dalla centrale nucleare di Fukushima, pesantemente danneggiata dal terremoto e dallo tsunami dell’undici marzo scorso.

Si parla molto di cifre e unità di misura che la maggior parte delle persone (me compreso) non aveva mai sentito nominare prima. Scopo di questo articolo (e di tutto il blog, in realtà) è fare un po’ di chiarezza ed essere d’aiuto per una comprensione critica delle notizie frammentarie e a volte contraddittorie che appaiono sui giornali. Le notizie seguenti sono prese da Wikipedia:

— Il sievert (simbolo Sv) è l’unità di misura della dose equivalente di radiazione nel Sistema Internazionale ed è una misura degli effetti e del danno provocato dalla radiazione su un organismo.

Per dare un’idea del valore di un sievert, si tenga presente che la dose che in media un uomo assorbe in un anno per esposizione alla radioattività naturale è di 2,4 millisievert. Una radiografia ordinaria comporta per il paziente un assorbimento di 1 millisievert, una TAC comporta una dose di 3 ~ 4 millisievert, invece per una PET o una scintigrafia si va dai 10 ai 20 millisievert. In radioterapia si forniscono invece dosi molto più massicce di radiazioni, dell’ordine delle decine di millisievert, anche oltre i 40 millisievert, ma concentrate limitatamente ed esclusivamente sul tumore da distruggere.

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute, 1 sievert assorbito in un’ora può causare lievi alterazioni temporanee dell’emoglobina. 2 ~ 5 sievert causano nausea, perdita dei capelli, emorragie. 4 sievert assorbiti nel giro di una settimana su tutto il corpo portano alla morte nel 50% dei casi se non si interviene terapeuticamente. Oltre 6 sievert, la sopravvivenza è improbabile.

— La scala INES o scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici (International Nuclear and radiological Event Scale) è stata sviluppata a partire dal 1989 dalla IAEA, l’agenzia internazionale per l’energia atomica (International Atomic Energy Agency) con lo scopo di classificare incidenti nucleari e radiologici e rendere immediatamente percepibile al pubblico, in maniera corretta, la gravità di incidenti di tipo nucleare o radiologico, senza fare riferimento a dati tecnici di più difficile comprensione. Si applica ad eventi associati al trasporto, deposito ed impiego di materiale o sorgenti radioattive, indipendentemente dall’accadere l’evento in un impianto industriale od all’esterno (per esempio durante il trasporto).

La scala INES comprende 7 livelli (più un livello 0 al di sotto della scala) ed è divisa in due parti: gli incidenti (dal 7º al 4º livello) e i guasti (dal 3° al 1°). Il livello 0° è catalogato come una deviazione. È una scala logaritmica ed il passaggio da un livello all’altro significa pertanto un aumento di danni di circa dieci volte.

L’incidente alla centrale di Fukushima è stato classificato come incidente di grado 4 della scala INES, ma fonti francesi vorrebbero far salire di uno o due gradi la stima. Questo porterebbe a riconoscere dei danni dieci o addirittura cento volte maggiori di quanto si era stimato in precedenza.

Il livello di radiazioni attualmente presente in Giappone è ancora molto basso, ma questo non significa che bisogna stare tranquilli, anzi. La possibilità di altre scosse e la situazione ancora fuori controllo in alcuni reattori, dove è iniziata la fusione delle barre di combustibile, ci lascerà ancora per qualche settimana con il fiato sospeso.

In questi momenti vale la pena ricordare le decine di anonimi tecnici che stanno rischiando in prima persona mentre cercano di salvare il salvabile, esponendosi a rischi fisici non da poco, tra radiazioni e probabili danni alla struttura dell’impianto.

Nella sfortuna, c’è da “ringraziare” che questa sciagura sia successa in Giappone, paese sulla cui serietà e operosità non c’è nulla da eccepire. Guardiamo cosa succede dall’altra parte del mondo ma poi facciamo un confronto teorico con l’Italia. Verrebbe da piangere. Speriamo bene.

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