La “Università d’Itaglia” si mobilita: svegliatevi!

Pubblicato: 15 ottobre 2010 in > The best of Chi-Quadro <, Ferrara, Res Publica

Preso mentre facevo una foto – by Silvia Guglielmi

Sempre in prima fila. Rispettare gli impegni che si prendono con sé stessi è una delle cose che caratterizza una persona coerente. E con questo spirito che ieri ho partecipato al corteo organizzato da Rete Universitaria Attiva (qui i video) di cui avevo pubblicato il manifesto pochi giorni fa.

Come ho già detto a chi mi ha chiesto come fosse andata, eravamo tanti (intorno ai quattrocento) ma, secondo me, comunque pochissimi. Non possono essere sempre i soliti cretini a manifestare quando in gioco ci sono gli interessi di tutta una Nazione. Non è concepibile.

Perdonatemi se sarò un po’ cattivo, ma voglio buttarvi una secchiata d’acqua gelida in faccia.

Siamo stati rumorosi ma avremmo dovuto essere molto più numerosi. Magari penserete: beh, comunque quattrocento persone non sono poche. Il cazzo!

L’Università di Ferrara ha più di 17.000 immatricolati. Ovvero, era presente ieri mattina circa il 2,35% degli studenti che frequentano l’ateneo estense. É già una cifra ridicola, ma se poi pensiamo a quante persone sono colpite direttamente da questa “Riforma”, il numero diventa imbarazzante: consideriamo tutte le università d’Italia e chi le frequenta. Non ho i numeri alla mano ma penso che sia nell’ordine del milione di persone; moltiplichiamo questa cifra per tre (aggiungendo i genitori dei figli studenti); aggiungiamo ancora i docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e tutte le loro famiglie. Immagino che iniziamo ad arrivare a qualche milione di cittadini. Aggiungiamoci anche le famiglie con figli in età scolare che si affacceranno al mondo dell’Università nei prossimi anni. Si vola verso le decine di milioni di persone. In poche parole: tutta l’Italia sarà colpita da questi tagli. Come è logico che sia. L’Istruzione è un settore cruciale nella vita e soprattutto nel futuro di un Paese. Se si penalizza l’Istruzione, si rischia il collasso economico-culturale di un paese. Chi si avvantaggia? L’ordine costituito. Chi è già al comando comanderà ancora. Senza un’università forte e PUBBLICA, sarà difficile vedere nuovi giovani con nuove idee affacciarsi sul panorama politico ed economico italiano. Ci saranno sempre i “figli di…” a tenere le redini di una Nazione che, culla mondiale di cultura, scivola verso un impoverimento dei centri dove la cultura nasce, viene coltivata e si diffonde: le Università.

Ho abbracciato questa protesta per il suo valore simbolico oltre che per i suoi giusti motivi contingenti. Non riesco a pensare ad un’Italia migliore se l’andazzo è questo. Già sperare di poter cambiare qualcosa, in queste condizioni, è utopia. Ma sperare di riuscire a farlo in mezzo ad una popolazione di persone disinformate e in preda alle allucinazioni collettive della propaganda dei mass media è qualcosa che richiederebbe un qualche intervento trascendente.

Provo una profonda inquietudine. Profonda come gli abissi che Jules Verne aveva immaginato ci fossero al centro della Terra. Così profonda che non riesci a vederne più l’uscita, a capire cosa fare per cercare di trasmettere la tua stessa sensazione agli altri. Si dovrebbe essere già profondamente incazzati per tutto quello che è stato fatto in Italia in un passato che, personalmente, non ho vissuto ma di cui pago e pagherò le conseguenze. Non ci si incazza neanche quando si capisce che le previsioni per il futuro sono ancora peggiori. Ma allora, cosa cazzo bisogna fare per far muovere il culo agli Italiani? Datemi una risposta per piacere.

Parafrasando il film “V per Vendetta”, i popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, ma sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli grazie ai quali, nel nostro caso di “democrazia”, hanno ricevuto il mandato di gestire la Res Publica. E non tocco l’argomento altrimenti ci sarebbe da scrivere un libro (magari un giorno ci penserò…).

Manca la percezione del problema. Madre natura ci ha fornito dell’istinto di capire quando siamo in una situazione di pericolo per la nostra incolumità fisica. Da persone istruite, l’istruzione che abbiamo avuto ci dà la facoltà di percepire quando il futuro della Nazione di cui facciamo parte è in pericolo. E io sto avendo questa percezione.

Signori, per piacere, svegliatevi. Non capite che ci stanno prendendo per il culo da decenni? Non sentite le loro risa alle nostre spalle? Immagino i vari discorsi tra ministri: “Ma guarda quegli sfigati, non hanno capito che tanto andiamo avanti a fiducie e decreti” ecc ecc.

La testa del corteo mentre sfila di fianco al castello - Foto by Silvia Guglielmini

Iniziamo a far uscire la nostra coscienza di cittadini da un letargo che dura da diversi lustri. Iniziamo a spegnere le televisioni e ad accendere la nostra critica leggendo qualche libro in più. Iniziamo a far capire alla gente che così non si può andare avanti. Iniziamo a partecipare attivamente alle proteste quando pensiamo che qualcosa sia giusto, non solo a dire “bravi, fate bene”.

Cittadino non ci guardare, scendi in piazza a manifestare” cantavamo ieri. Ed è stato allora che ho avuto la conferma sperimentale (beh, per uno studente di Fisica è fondamentale) che i miei concittadini non sono ancora pronti a capire. Non sono pronti a metterci la faccia e a rischiare qualcosa.

Io ieri avevo il caschetto giallo in testa, tu che stavi facendo?

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