Sgarbi si difende da Travaglio La disputa sul «pezzo di m…»

Pubblicato: 28 settembre 2010 in Res Publica

«Libera nos a luame», recitavano i vecchi contadini veneti in latinorum: liberaci dal letame. E l’invocazione spiega più di mille saggi quanto pesasse loro vivere tra i miasmi dello stallatico.
Tutto cambiato: lo dicono gli avvocati di Vittorio Sgarbi. Che per difendere il cliente, sotto processo per aver definito Marco Travaglio «un pezzo di merda tutto intero», hanno scritto una memoria difensiva la cui tesi epocale è che la popò è sana, bella e «fa bene al corpo ed anche all’anima».

Cerchiamo di capirci: non è la prima volta che un difensore, costretto a difendere l’indifendibile, si arrampica sugli specchi. Resta indimenticabile, ad esempio, l’arringa fenomenale con cui Ippolita Ghedini, sorella del più celebre Niccolò «Ma-va-là» Ghedini, tentò di minimizzare le parole di Giancarlo Galan, che aveva bollato come comunisti dei giornalisti Rai di Venezia. A dispetto del Cavaliere e delle sue fobie anticomuniste, scrisse l’Ippolita, il soviet non era che un «organo elettivo e dunque espressione di quella democrazia reale che ancora oggi viene rimpianta da molti e l’aggettivo sovietico non ha certo valenza diffamatoria intrinseca». Spasibo tovarisha Ghedinova! Decisi a umiliare la collega nel campionato mondiale d’arrampicata sugli specchi, l’avvocato Giampaolo Cicconi e Fabrizio Maffiodo sono andati oltre. Scrivendo che Sgarbi con «la frase “è un pezzo di merda tutto intero” non ha comunque diffamato il dottor Travaglio, atteso che la frase non ha alcuna valenza offensiva».

Va detto che i due professionisti avevano un compito da far tremare i polsi. Il «Maitre à tombeur» ferrarese, infatti, è recidivo assai. In anni di sfoghi leggendari ne ha dette di tutti i colori.
A un comizio a Palmi esortò: «Ripetete con me: affanculo il procuratore Cordova!». All’arrivo alla Camera del presidente dell’Arcigay Franco Grillini tuonò: «Liberi culi in libero Stato!». Ai veneti che lo avevano trombato alle elezioni mandò a dire che erano «deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori», per chiudere così: «Il concetto di fondo è: questi elettori sono tutti delle teste di cazzo». A Oscar Luigi Scalfaro, quand’era al Quirinale, si rivolse definendolo «una scorreggia fritta».

E insomma, dopo aver composto e declamato a tredici anni «5.000 versi per diventare Apollinaire», ha battuto via via la strada liberatoria della parolaccia fino a fare disperare il Cavaliere: «Vittorio, come faccio a farti ministro se continui a dire le parolacce?». Resta indimenticabile una seduta dell’ottobre 2007, quando a Montecitorio si discusse fino a notte se dare o no l’autorizzazione a procedere: urlare a dei poliziotti «mi avete rotto i coglioni!» come aveva fatto Sgarbi rientrava nell’insindacabile esercizio delle funzioni parlamentari? Un dibattito unico al mondo.
Che vide il leghista Rizzi sbottare: «Sono due ore che si parla dei coglioni di Sgarbi, sinceramente ne ho pieni i coglioni». Il capolavoro fu di Filippo Mancuso, che invitò il collega, d’ora in poi, a chiamare i cosiddetti «tommasei», come faceva Leopardi per disprezzo verso l’autore del celebre dizionario. Totale degli interventi a favore e contro: 56.

La passione del critico d’arte, però, è sempre stata quella che i latini chiamavano stercus (genitivo: stercoris). Tra i tanti esempi, ne citiamo uno. Al dibattito parlamentare alla nascita del governo D’Alema, quando il nostro zazzeruto mise a verbale: «Onorevole D’Alema, le darei volentieri il mio voto; sono molto tentato di farlo, per aggiungere la mia corruzione alla vostra, aggiungere merda a merda». Insomma, se non temessimo d’essere equivocati diremmo che ce l’ha sempre in bocca.
All’idea di perdere l’immunità, aveva confidato ad Aldo Cazzullo di non avere troppi timori: «Vinco una causa al giorno. Finora, 190 su 270; le altre sono in corso». Spiegò anzi di avere «pronto un libro: Le mie querele. L’editore non lo pubblica per paura di altre querele». In ogni caso sospirò quando fu chiaro che non fosse stato rieletto, avrebbe dovuto per sicurezza contenersi: «Mi toccherà diventare buono e insipido come Prodi». Macché: gli è impossibile.

Era appena stato condannato a pagare 30mila euro (più le spese) a Travaglio per essersi dilungato su questo genere di insulto ad AnnoZero quando, alla trasmissione domenicale su Canale 5 con Barbara D’Urso, rincarò appunto: Travaglio «è un pezzo di merda tutto intero». A quel punto i suoi due legali, presumibilmente su ispirazione «artistica» del loro stesso cliente, hanno steso una memoria difensiva che resterà negli annali. Per loro, infatti, quella lì non è un’offesa. Può essere mai volgare la natura? «Se in un agriturismo ci forniscono prodotti dell’agricoltura biologica significa che essi sono fatti con la merda nel senso che l’agricoltura biologica vuol dire coltivazioni in terreni concimati non con prodotti industriali ma con letame, con la merda, appunto, la quale serve a fertilizzare i terreni». Bucolici.

Inoltre «giova osservare che, un tempo, il letame accumulatosi per tutto l’anno veniva, con la zappa (in genere nel mese di settembre), rivoltato, sbriciolato, miscelato, messo sul carro e sparso nel campo ove si seminavano le fave ed in cui, l’anno appresso, si sarebbe piantato di grano. Le merde, invece, che le mucche depositavano nei campi durante il periodo estivo ed essiccate dal sole formavano delle dense “torte” che venivano raccolte ed immagazzinate e poi usate come combustibile per cucinare la minestra di fave che rappresentava il pasto principale e si consumava la sera. La cenere residua veniva depositata nella concimaia. Nulla andava perduto e tutto veniva riciclato: ciò faceva bene al corpo ed anche all’anima». Di più: «Fabrizio De Andrè – nella celebre canzone Via del Campo – cantava “dai diamanti non nasce niente, dal letame (o dalla merda) nascono i fiori”».

Come possono dunque, signori della corte, non capire la bellezza del richiamo alla vita agreste? «Per tali motivi», proseguono gli avvocati nella scia di De Andrè, Sgarbi «voleva fare della sottile ironia, far capire comunque che da Travaglio sarebbe nato qualcosa (per esempio un partito politico) tanto che egli un giorno avrebbe avuto un futuro con la destra liberale, facendo financo concorrenza a Berlusconi proprio perché “è un pezzo di merda tutta intera” e non un diamante». Questa, però, al Cavaliere la dovranno spiegare per benino…

Fonte: corriere.it

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