Archivio per settembre, 2010

Rompere il silenzio è la priorità. Viviamo in un mondo dominato (si esatto, dominato) dai mass media. La Televisione ci insegna ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Giorgino durante il TG1 delle 20:00 ci catechizza su politica, economia, affari esteri e quant’altro.

Vi chiedo scusa già da adesso nel caso dovesse volare qualche parola di troppo durante questo articolo e vi raccomando di avviare il video mentre leggete, giusto per avere un buon sottofondo.

La situazione delle Università italiane sta diventando imbarazzante. Con l’ultima “riforma” del Governo ci stiamo buttando giù da una montagna senza nessun paracadute. Tagli “orizzontali” spalmati fino al 2013 per più di UN MILIARDO DI EURO.

Un miliardo e duecento milioni di euro. Aspettate, ve lo ripeto: un miliardo e duecento milioni di euro. Quanti cazzo sono un miliardo e duecento milioni di euro? A confronto il jackpot milionario del Superenalotto ci pare la mancia di un cameriere.

Ma la cosa assurda, deleteria, che fa girare davvero le palle è che i tagli colpiranno indistintamente tutti gli Atenei, anche quelli cosiddetti “virtuosi” che riescono a gestire tutto senza dover incorrere in debiti, come l’Università di Ferrara, ad esempio. Si parla tanto di meritocrazia, di premiare chi si comporta bene, di lotta ai “fannulloni”. Il ministro Brunetta ha definito la Calabria e la Campania un male per il paese, dato il livello di disorganizzazione e di malgoverno, secondo lui, che si è raggiunto in quelle regioni. Intanto il Governo di cui fa parte se ne sbatte di fare distinzioni tra le università “sane” e quelle “malate”, tagliando indistintamente i fondi.

La verità è che questa non è una “Riforma” del Ministro dell’Istruzione, ma è una mera applicazione delle direttive del Ministro Tremonti, che ha bisogno di racimolare spiccioli da tutti, per tirare avanti la carretta e non “aumentare le tasse” per non “prendere soldi dalle tasche degli Italiani” (slogan tanto caro a Berlusconi). Intanto però, diminuendo i fondi pubblici, aumenteranno le tasse “indirette”, come ad esempio quelle universitarie. Il Governo non prende soldi dal nostro portafoglio, ma fa si che altri lo facciano visto che questi altri si vedono chiudere i rubinetti senza possibilità di poter dimostrare di essere meritevoli di avere quei finanziamenti.

Il ministro Tremonti

Non riesco neanche a prendermela con la Gelmini, poverina. L’hanno messa li a fare il ministro. Ma si sa che i Minsteri “chiave” sono: Interni, Affari Esteri ed Economia. Il resto, deve sottostare a questi tre, compresa la Difesa e l’Istruzione. Tra l’altro, piccolo dettaglio, adesso abbiamo il “Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”, il MIUR, quando prima invece avevamo il “Ministero della Pubblica Istruzione”. Quel piccolo aggettivo mancante non è di poco conto. Si sta andando verso una privatizzazione generale, anche dell’istruzione, che è il settore chiave per il futuro di un paese. Un’istruzione pubblica di alto livello è caratteristica di un paese avanzato. Un paese che investe qualche punto percentuale del PIL in ricerca è un paese avanzato. Noi siamo passati in vent’anni dal quasi 5% a meno dell’1%. Roba da Terzo Mondo.

I Ricercatori universitari intanto protestano, perché sono le figure più deboli del mondo dell’istruzione universitaria. Deboli ma che rappresentano il cuore pulsante di ogni Ateneo. Infatti alla loro minaccia di non tenere più lezioni (non sono obbligati dal contratto, infatti sono ricercatori) le università si scoprono paralizzate. Sentono addosso l’ombra del precariato, con l’introduzione del “Ricercatore a contratto” e hanno paura di essere ancora più ricattabili di quanto già non sono. Chi infatti è più vulnerabile, una figura professionale con un contratto a tempo indeterminato oppure un giovane lavoratore con contratto a progetto?

Certo, all’interno delle Università, tutti si sono dichiarati solidali con i ricercatori. Chi però ci sta mettendo la faccia? Pochi. Alcuni Professori Ordinari o Associati li appoggiano, altri no. La verità è che sarà sempre più difficile reclutare nuovo personale ed espandere l’offerta formativa di un università. I corsi di laurea chiudono se non ci sono abbastanza docenti, e qui posso testimoniare personalmente, visto che il mio sta chiudendo proprio per questo motivo, nonostante fosse l’unico corso di laurea in Italia in “Tecnologie Fisiche Innovative”, facente parte del “Progetto Quadrifoglio” e con importanti patrocini a livello nazionale. Una punta di diamante dell’ateneo ferrarese che però, dovendo tagliare, da qualche parte dovrà pure iniziare a farlo.

Non si potrà più assumere nuovo personale, a meno di numerosi pensionamenti. Per chi non lo sapesse, a livello universitario esistono tre figure che possono essere docenti titolari di un corso: il “ricercatore”, che non dovrebbe farlo, ma che comunque è speranzoso di fare carriera e di diventare “professore associato” o di “seconda fascia”, un gradino sopra nella gerarchia; ancora più sopra troviamo il “professore ordinario”, quello con la “Cattedra” per intenderci, eminente figura all’interno di un’università.

Bene, nei modi previsti dalla riforma, un ateneo come quello ferrarese (ma il problema è di tutti) può assumere un nuovo ricercatore solo se vanno in pensione due professori ordinari. Come se per assumere un operaio in fabbrica, bisognasse licenziare o aspettare che vadano in pensione prima due membri del Consiglio di Amministrazione. Ma la cosa diventa grottesca se l’università sente il bisogno di un altro professore ordinario: ebbene, udite udite, bisogna pensionare prima altri VENTI ordinari. Venti! Qual è la conseguenza? Le università pubbliche, almeno le più piccole, chiuderanno. Senza professori, chi tiene delle lezioni di alto livello?

Questi sono alcuni del problemi, ma ciò che più mi scandalizza, è che non se ne parla. In TV ne sentite qualcosa? Si, forse un servizio di 30 secondi al TG3, e nient’altro. Nessuno dice niente. Stiamo tutti quanti mandando a puttane l’università senza neanche saperlo. Anzi, stiamo permettendo che figure a cui è stato dato il mandato di governare il paese, ne stanno distruggendo il futuro facendo collassare ed implodere l’università pubblica italiana. Senza che nessuno sappia cosa sta succedendo. Il potere della comunicazione di massa è questo. Succede quello che loro vogliono farti sapere che succeda. Il resto, non ha ragione d’essere. Stiamo tornando al caro vecchio “non ti vedo, dunque non esisti”, che ancora nel Seicento alcuni filosofi ritenevano un principio valido.

fonte: idioteca.it

E poi ci imbottiamo le serate di programmi come “I Migliori Anni”, o “Il Grande Fratello”, o “X Factor”, o “L’isola dei famosi”, “Uomini e Donne” e cazzi vari. Ci stanno sedando. Svegliatevi cazzo. Io ormai ne sono fuori, ma usate i social network in modo positivo, non per vedere se Teseo si fidanza con Arianna o se Genoveffa mette le corna a Orazio. Fate informazione in un mondo che fa disinformazione. Io cerco di portare avanti il mio piccolo impegno con questo blog, dove c’è sicuramente spazio per le cazzate, ma che è anche l’unico modo che ho per parlare in modo libero. E di questi tempi, in cui vogliono farci credere che nulla ci è dovuto, lasciatemi almeno la libertà di mandare un VAFFANCULO di cuore a tutti i nostri editori, giornalisti, deputati, grilli, di pietri, senatori, ministri e figure istituzionali varie. VAFFANCULO. State distruggendo un Paese. Guy Fawkes aveva ragione.

Se ne avete voglia, condividete questo post con i vostri contatti Facebook, Twitter o altro; è facile, sotto questo articolo ci sono i pulsanti che aspettano solo che voi li clicchiate. Non vi preoccupate, io da questo blog non guadagno una ceppa ed è rilasciato sotto licenza GNU che permette a tutti di usare i suoi contenuti nei termini previsti dalla licenza. Scrivo qua sopra perché ho piacere che qualcuno possa leggere e condividere i miei deliri. Sperando di passare, prima o poi, dalle parole ai fatti.

Annunci

«Libera nos a luame», recitavano i vecchi contadini veneti in latinorum: liberaci dal letame. E l’invocazione spiega più di mille saggi quanto pesasse loro vivere tra i miasmi dello stallatico.
Tutto cambiato: lo dicono gli avvocati di Vittorio Sgarbi. Che per difendere il cliente, sotto processo per aver definito Marco Travaglio «un pezzo di merda tutto intero», hanno scritto una memoria difensiva la cui tesi epocale è che la popò è sana, bella e «fa bene al corpo ed anche all’anima».

Cerchiamo di capirci: non è la prima volta che un difensore, costretto a difendere l’indifendibile, si arrampica sugli specchi. Resta indimenticabile, ad esempio, l’arringa fenomenale con cui Ippolita Ghedini, sorella del più celebre Niccolò «Ma-va-là» Ghedini, tentò di minimizzare le parole di Giancarlo Galan, che aveva bollato come comunisti dei giornalisti Rai di Venezia. A dispetto del Cavaliere e delle sue fobie anticomuniste, scrisse l’Ippolita, il soviet non era che un «organo elettivo e dunque espressione di quella democrazia reale che ancora oggi viene rimpianta da molti e l’aggettivo sovietico non ha certo valenza diffamatoria intrinseca». Spasibo tovarisha Ghedinova! Decisi a umiliare la collega nel campionato mondiale d’arrampicata sugli specchi, l’avvocato Giampaolo Cicconi e Fabrizio Maffiodo sono andati oltre. Scrivendo che Sgarbi con «la frase “è un pezzo di merda tutto intero” non ha comunque diffamato il dottor Travaglio, atteso che la frase non ha alcuna valenza offensiva».

Va detto che i due professionisti avevano un compito da far tremare i polsi. Il «Maitre à tombeur» ferrarese, infatti, è recidivo assai. In anni di sfoghi leggendari ne ha dette di tutti i colori.
A un comizio a Palmi esortò: «Ripetete con me: affanculo il procuratore Cordova!». All’arrivo alla Camera del presidente dell’Arcigay Franco Grillini tuonò: «Liberi culi in libero Stato!». Ai veneti che lo avevano trombato alle elezioni mandò a dire che erano «deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori», per chiudere così: «Il concetto di fondo è: questi elettori sono tutti delle teste di cazzo». A Oscar Luigi Scalfaro, quand’era al Quirinale, si rivolse definendolo «una scorreggia fritta».

E insomma, dopo aver composto e declamato a tredici anni «5.000 versi per diventare Apollinaire», ha battuto via via la strada liberatoria della parolaccia fino a fare disperare il Cavaliere: «Vittorio, come faccio a farti ministro se continui a dire le parolacce?». Resta indimenticabile una seduta dell’ottobre 2007, quando a Montecitorio si discusse fino a notte se dare o no l’autorizzazione a procedere: urlare a dei poliziotti «mi avete rotto i coglioni!» come aveva fatto Sgarbi rientrava nell’insindacabile esercizio delle funzioni parlamentari? Un dibattito unico al mondo.
Che vide il leghista Rizzi sbottare: «Sono due ore che si parla dei coglioni di Sgarbi, sinceramente ne ho pieni i coglioni». Il capolavoro fu di Filippo Mancuso, che invitò il collega, d’ora in poi, a chiamare i cosiddetti «tommasei», come faceva Leopardi per disprezzo verso l’autore del celebre dizionario. Totale degli interventi a favore e contro: 56.

La passione del critico d’arte, però, è sempre stata quella che i latini chiamavano stercus (genitivo: stercoris). Tra i tanti esempi, ne citiamo uno. Al dibattito parlamentare alla nascita del governo D’Alema, quando il nostro zazzeruto mise a verbale: «Onorevole D’Alema, le darei volentieri il mio voto; sono molto tentato di farlo, per aggiungere la mia corruzione alla vostra, aggiungere merda a merda». Insomma, se non temessimo d’essere equivocati diremmo che ce l’ha sempre in bocca.
All’idea di perdere l’immunità, aveva confidato ad Aldo Cazzullo di non avere troppi timori: «Vinco una causa al giorno. Finora, 190 su 270; le altre sono in corso». Spiegò anzi di avere «pronto un libro: Le mie querele. L’editore non lo pubblica per paura di altre querele». In ogni caso sospirò quando fu chiaro che non fosse stato rieletto, avrebbe dovuto per sicurezza contenersi: «Mi toccherà diventare buono e insipido come Prodi». Macché: gli è impossibile.

Era appena stato condannato a pagare 30mila euro (più le spese) a Travaglio per essersi dilungato su questo genere di insulto ad AnnoZero quando, alla trasmissione domenicale su Canale 5 con Barbara D’Urso, rincarò appunto: Travaglio «è un pezzo di merda tutto intero». A quel punto i suoi due legali, presumibilmente su ispirazione «artistica» del loro stesso cliente, hanno steso una memoria difensiva che resterà negli annali. Per loro, infatti, quella lì non è un’offesa. Può essere mai volgare la natura? «Se in un agriturismo ci forniscono prodotti dell’agricoltura biologica significa che essi sono fatti con la merda nel senso che l’agricoltura biologica vuol dire coltivazioni in terreni concimati non con prodotti industriali ma con letame, con la merda, appunto, la quale serve a fertilizzare i terreni». Bucolici.

Inoltre «giova osservare che, un tempo, il letame accumulatosi per tutto l’anno veniva, con la zappa (in genere nel mese di settembre), rivoltato, sbriciolato, miscelato, messo sul carro e sparso nel campo ove si seminavano le fave ed in cui, l’anno appresso, si sarebbe piantato di grano. Le merde, invece, che le mucche depositavano nei campi durante il periodo estivo ed essiccate dal sole formavano delle dense “torte” che venivano raccolte ed immagazzinate e poi usate come combustibile per cucinare la minestra di fave che rappresentava il pasto principale e si consumava la sera. La cenere residua veniva depositata nella concimaia. Nulla andava perduto e tutto veniva riciclato: ciò faceva bene al corpo ed anche all’anima». Di più: «Fabrizio De Andrè – nella celebre canzone Via del Campo – cantava “dai diamanti non nasce niente, dal letame (o dalla merda) nascono i fiori”».

Come possono dunque, signori della corte, non capire la bellezza del richiamo alla vita agreste? «Per tali motivi», proseguono gli avvocati nella scia di De Andrè, Sgarbi «voleva fare della sottile ironia, far capire comunque che da Travaglio sarebbe nato qualcosa (per esempio un partito politico) tanto che egli un giorno avrebbe avuto un futuro con la destra liberale, facendo financo concorrenza a Berlusconi proprio perché “è un pezzo di merda tutta intera” e non un diamante». Questa, però, al Cavaliere la dovranno spiegare per benino…

Fonte: corriere.it

Journey to the Centre of the Earth

Pubblicato: 27 settembre 2010 in Personale

Scena del film

Era da tempo che pensavo a questo “passo”: oggi ho comprato un libro di letteratura in inglese. Mi voglio cimentare in questa nuova esperienza, visto che vedere i film in lingua originale mi è piaciuto molto, sebbene aiutato dai sottotitoli (sempre in lingua però).

Adesso non ci sarà bisogno di sottotitoli, ognuno legge alla propria velocità senza dipendere dalla parlata dell’attore o da quanto sia concitata la scena.

La scelta è ricaduta su “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne, un autore che mi ha sempre incuriosito ma di cui non avevo mai letto niente. Vediamo un po’ come va a finire…

Esordio a Ferrara

Pubblicato: 26 settembre 2010 in Personale, Sport

Dopo un anno di pausa, ho ricominciato ad arbitrare. Stamattina ho diretto la mia prima partita qui a Ferrara ed è andato tutto bene. Le gambe hanno retto abbastanza bene nonostante la mia forma fisica non sia ancora al 100%.

Le cose miglioreranno, adesso aspetto la prossima designazione. Nel frattempo: allenamento.

Stima e solidarietà

Pubblicato: 24 settembre 2010 in Res Publica

Nuova pagina

Pubblicato: 24 settembre 2010 in Gestione del Blog

Segnalo ai miei manzoniani 25 lettori la nuova pagina che ho scritto. La trovate in alto: Sogno un Papa francescano.

Vi invito a commentare con la vostra opinione e magari a valutare con le “stelline” il vostro gradimento.

Grazie,

Alessio

Orso si arrampica e cade in America

Pubblicato: 23 settembre 2010 in Cronaca

Piovono orsi!

Orsi volanti in America: un giovane esemplare di orso bruno cade da un albero nella rete di salvataggio dei soccorritori. È l’incredibile scatto che documenta quanto accaduto qualche giorno fa nella piccola cittadina di Missoula, nel Montana. Il plantigrado, un cucciolo di 30 chili di peso, era entrato in città e si era arrampicato su un albero, dal quale però non riusciva più a scendere.

UN’ORA SULL’ALBERO – L’orso bruno, un esemplare maschio di appena un anno, si era avvicinato al centro abitato probabilmente in cerca di cibo, come spesso accade in quella regione. Arrampicatosi su di un grosso acero e arrivato a quasi dieci metri dal suolo, non riusciva più a scendere. L’orso ha trascorso più di un’ora sull’albero prima che i soccorritori del servizio faunistico locale riuscissero ad addormentarlo e a trarlo in salvo.

IL VOLO E IL SALVATAGGIO – Decine di residenti si erano nel frattempo ritrovati sul posto per assistere alla scena, la maggior parte muniti di macchina fotografica o cellulare per catturare il curioso momento, come riferisce il quotidiano locale Missoulian. Sedato con un tranquillante, dopo 5 minuti l’orso è caduto sano e salvo sul tappeto elastico predisposto ai piedi dell’albero. Messo in una gabbia, l’animale è stato successivamente liberato nel suo habitat naturale, una foresta di conifere vicino alla città. I funzionari dei parchi del Montana, uno Stato che fa parte integrante della storia del West, hanno messo in guardia la popolazione: simili situazioni potrebbero ripetersi, soprattutto in questo periodo autunnale in cui i plantigradi si avvicinano alle città per fare scorta di cibo.

Elmar Burchiacorriere.it